Secondo il primo tariffario esistenziale,
inventato dallo studioso Andrew Oswald, uno stato di buona salute può valere un milione di sterline; un buon matrimonio 200 mila; la morte di un amico equivale a perderne 8 mila e quella di un figlio 126 mila. Secondo un recente calcolo dell’Istat, il valore del capitale umano di un italiano medio è di 452.000 euro, mentre quello di una donna arriva a 260.000 circa.
“Porci, maiali, giornalisti schifosi”!
(Lele Mora al telefono contro Sara Tommasi, una giornalista di Santoro, 2011)
Il patrimonio culturale italiano.
4.588 monumenti, musei (3.800) e aree archeologiche. 46.025 beni architettonici vincolati. 26.609 biblioteche. 34.000 luoghi di spettacolo. 49 siti Unesco (il 5% di quelli mondiali e l’11% di quelli europei. 3 volte i musei della Francia. 2 volte i musei della Spagna. 4 volte le biblioteche francesi e 2 volte quelle spagnole.
La ricchezza prodotta dalla filiera culturale con gli incassi di monumenti e musei e le entrate dell’indotto (artigianato, alberghi, filiera culturale) supera i 214 miliardi (il 15,3% del Pil). Più che una realtà, un potenziale perché manca una politica di sviluppo.
1 euro prodotto da un museo o da un sito archeologico ne genera altri due per il territorio e l’artigianato artistico. 75,5 miliardi il valore aggiunto prodotto dalla industria culturale e creativa, pari al 5,4% del valore aggiunto prodotto da tutta la nostra economia. Industrie creative, 35.535 (47,1%)
Industrie culturali, 35.029 (46,4%)
Patrimonio storico-artistico, 1091 (1,4%)
Performing arts e arti visive, 3.863 (5,1%)
Le top 5 della cultura:
1) Italia
2) Francia
3) Giappone
4) Svizzera
5) Regno Unito.
L’OCSE ha sollecitato ad includere il paesaggio e la partecipazione ad attività culturali fra i fattori che segnalano il benessere di una comunità. “Non sarebbe meglio se si smettesse di scaraventare ragazzini demotivati in giro per le città d’arte e invece si inserisse la visita a un museo come parte integrante di un curriculum, intrecciandola con lo studio della storia, della geografia e della scienza e non abbandonandola al genere gita scolastica? Ne guadagneremmo tanto in termini economici come Paese perché formeremmo cittadini migliori e più profondi. Ecco qual è il valore dei beni culturali” (Paolo Leon, uno dei padri fondatori delle discipline economiche che indagano le vicende culturali, direttore della rivista Economia della cultura, ed. Il Mulino)
(Da uno studio realizzato dalla fondazione Symbola e dall’Unioncamere: “Io sono cultura. L’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi”. Vedi articolo di Salvatore Settis, su Repubblica 6 febbraio 2014, “I nostri beni immateriali non sono merce in vendita”)
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